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    July 25

    cronaca di un amore svelato (e ancora più doloroso)

    È una vita che non scrivo..ma la cosa mi dispiace, su queste pagine virtuali continuano a sopravvivere tutte le mie disavventure reali e morali...non riesco a smettere ancora...

     

    Questi mesi sono passati veloci da una parte, lentissimi dall’altra..la fine , stupenda fine dell’uni, con le nostre ubriacature che coinvolgono i prof, con le nostre risate, con le nostre opere di convincimento per giocare invece di far lezione..come alle elementari...le nostre forche... la mia è un’università talmente valida che, paradossalmente, si può permettere anche tutto questo...e io sono sempre più contenta..è quello che volevo... poi sono arrivati gli esami, sono una delle poche che è riuscita a rimanere in pari..ho fatto tutto, e con ottimi risultati..è stata dura ma alla fine, il 30 giugno, ho riposto il libretto e via con le vacanze!

    2 stupedi giorni a Mirabilandia con il gruppo Como, mi sono divertita un sacco..poi il giorno dopo partenza per il weekend a Londra..io Mary (ovvio) Giò e Giulia...lei si è sistemata bene..sono contenta per lei, oltre a esserne fiera.. comunque ci siamo divertite tantissimo anche lì, nonostante le solite sfighe, ma noi siamo forti abbastanza..le notti in ostello, in camera con gli spagnoli..la sera sul pratino sotto la london eye, ormai una tradizione..e ancor più radicata tradizione, le prove costume nei camerini...insomma, ci voleva...

    Poi 2 giorni di casa e poi partenza per la Sardegna, 10 giorni con la Triplice, tutto stupendo... sono stata benissimo..i nostri momenti ce li abbiamo sempre, ma li superiamo al massimo...con le nostre solite mille conoscenze, le risate, le figure, le cose sceme, la nostra musica, tutto quello che è nostro... è stata veramente una vacanza stupenda, una delle più belle fra quelle degli ultimi anni... e mi rendo conto di quanto sia difficile, di solito, trovare persone così speciali solo dopo 9 mesi di università, in un mondo completamente diverso dal solito...siamo state veramente fortunate a trovarci...

     

     

    Adesso l’estate continua così, fra giornate a casa e al mare con Ale o con Seppy...sono tornata da meno di una settimana, ma mi sembra un’infinità...sarà perché questi ultimi 5 giorni sono stati molto...molto..non lo so..molto significativi per me e per la mia vita...

     

     

     

    Per il resto, di novità non ce ne sono molte, dall’agenzia non ho più saputo molto, purtroppo, ma se mi gira il prossim’anno mi rifaccio sotto, non ho problemi...

    Con Ricca non ci parlo da più di due mesi...con il mio solito carattere di merda che ormai dovrebbero conoscere tutti, sono riuscita a buttare tutto a monte...certo, non è stata tutta colpa mia..lui mi ha fatto incazzare, forse io ho esagerato nella reazione..la cosa che conta è che poi ho cominciato a ricercarlo, lui non ne vuol sapere..mi sembra che non sia più la persona che conoscevo..quel che è certo è che finchè mi va continuerò a cercarlo, alla fine andrà bene..spero...

    Non so cos’altro raccontare, più o meno le novità sono queste...vabè apparte tutti i bellissimi weekend di maggio con i pellihani e con la Triplice, al the club o a Domaso per “studiare” o a Como, ma queste cose ormai sono scontate..e sono bellissime....

     

     

     





    Eppure, la mia vita è cambiata. Tutto è iniziato lo scorso 16 giugno. Una giornata di delirio da studio e casa forzata, Narcotic sparata nelle orecchie, piangendo, ridendo e ballando, l’esempio della mia migliore amica e la mia momentanea follia mi danno..non so cosa..la forza forse? Di mandare un messaggio...un messaggio all’apparenza innocente, ma già sapevo che la persona a cui l’ho mandato non era stupida...

    Tutto però è continuato ad essere com’è sempre stato, fino alla notte fra domenica e lunedì scorsi. Sono al Magenta, dove sarà meglio che non metta mai più piede in vita mia. L’alcol, che non toccavo da 59 giorni, mi ha dato alla testa più del solito e mi ha fatto dire cose che non mi sono mai, mai sognata di dire in tutti questi anni. A dir la verità non le ho proprio dette (non a caso per tutta la notte ho ripetuto singhiozzando: io non ho detto niente!), ma le ho messe talmente evidenti che anche il più cretino dei cretini si sarebbe ritrovato davanti la più nuda verità senza neanche starci a pensare. E lui, lo ripeto, certo un cretino non è. Ma forse, ci ripenso adesso, più che all’alcol la colpa va data alla disperazione, all’esaurimento.

    Il giorno mi sveglio e facciamo finta di niente. Però mi rendo conto che io non posso fare così. Sarebbe stato come non portare rispetto a tutte le lacrime che ho versato. Così, anche coi consigli delle mie amiche, decido di prendere tutto il coraggio che ho e anche quello che non ho: domani parliamo. Per tutte le restanti 18 ore fino a quel fatidico momento, non faccio altro che pensare che io, comunque, sopravviverò. Si sopravvive sempre a ogni cosa, passione, dolore, esperienza o rapporto che abbiamo o proviamo. Anche io ce l’avrei fatta.

     

    È martedì, 21 luglio 2009. Mi piace il 21. Passo il pomeriggio facendo una passeggiata per la campagna del mio paese, al caldo asfissiante, nella polvere, con la musica sparata nelle orecchie, mandata da quell’ipod che avevo tanto voluto comprare perché ce l’aveva lui. Le canzoni sono sempre le solite 5. Una mi ricorda lui, quando la cantavamo sempre in macchina, di quel cantante che ascoltavamo sempre insieme. Un’altra è quella che mi mette la carica, quella che mi fa sorridere sempre, che sdrammatizza quasi. Un’altra mi dice che io voglio vivere, che voglio amare e farmi male. Un’altra, poi, mi parla del centro del mondo, del centro del mondo che si prende il mio tempo, il mio spazio, il mio meglio, e non è mai stato pensato in maniera negativa. L’ultima, infine, è la canzone scritta apposta per me. Si chiama “i’ll be waiting”, e fin dalla prima volta in cui l’ho ascoltata, ho pensato che nessuno avrebbe mai potuto cucire una canzone così perfetta su di me e su questa situazione come ha fatto Lenny Kravitz.

    Sono le 17.11 quando, lentissimamente, mi alzo dal letto e comincio a vestirmi. Mi sembra veramente di essere un kamikaze, o uno di quelli che percorrono il braccio della morte per l’ultima votla. Immagino che si debbano sentire proprio così. Mi spazzolo i capelli con una lentezza e una cura inaudite, mi fisso allo specchio per 10 minuti buoni. Con gli occhi mi dico che la più grande bugia dei miei primi vent’anni e più sta per essere svelata. Scendo giù e riparto con la musica. Lo stomaco comincia ad annodarsi, come quelle volte in cui da piccola, arrivavo in palestra prima di una partita importante: è l’ansia, è l’eccitazione, anche.

    Tutto quello che è successo dopo non serve raccontarlo: l’avrò nei miei pensieri per sempre. Con la voce che mi tremava, ma senza mai esitazioni. Con gli occhi lucidi in certi momenti, ma senza piangere. Forse le lacrime sono quasi finite. Lui è perfetto. Dice le cose giuste, fa le cose giuste. È una persona stupenda, non potevo aspettarmi reazione migliore. Una persona matura, intelligente, che ha capito subito cose che gli altri ci hanno messo un po’ a capire. Mi fa alterare solo un momento, ma passa. La fedina che si rigira sul dito mi fa venire il vomito, ma vado avanti a parlare, non importa, solo tengo lo sguardo basso, non riesco più a guardarlo in faccia. La verità porta a questo. È stato un momento che mi ero filmata mille e mille volte in testa, ma non avrei pensato mai che dovesse andare così, deciso di fretta per riparare a un mio errore. Con lui sono sempre stata preparata a tutto, a questo non lo ero. Ma, tutto sommato, è andata perfettamente.

    Dicevano che così mi sarei tolta il peso. Un cazzo. Sì, è stata una bella sensazione fino a quella notte. Poi, il buio. Lui che chiede aiuto alle mie amiche, lui che mi cerca, io che non riesco a rispondere. Non posso fare finta di niente, davvero, i 3 anni di delirio e dolore e lacrime e finzione me lo vietano. Lo faccio in nome loro. Facessi finta di niente adesso, sarebbe come buttarli via, come buttare via più di mille giorni strazianti, ma comunque che hanno fatto la mia vita. Ho vissuto questi anni in funzione sua, tutto quello che ho fatto e detto e provato e sentito è stato con una parte di cervello e di cuore sempre fissa su di lui. Non c’è mai stato un giorno in cui non ci ho pensato, mai stata una notte in cui mi sono addormentata non immaginandomelo nella mia mente. E la bugia è sempre stata parte di questa storia, sempre una parte integrante, fondamentale. Mentire mi proteggeva. Adesso la finzione non c’è più, ma tutto il resto rimane. Rimane anche un po’ d’orgoglio, un po’ di amore per me stessa. Non voglio sentirmi una cretina, non voglio fargli pena, anche se so che questo non potrebbe mai pensarlo. Non posso, non posso fare finta di niente. È una questione di coerenza con me stessa e con tutto quello che ho provato. Io so cos’è stato. Adesso non è semplice.  

    Ma cercare di evitare così una persona che ami, una persona che per te prova un affetto grandissimo...ti fa stare di merda.. lui non si merita che io lo tratti così, non è giusto, non ha fatto niente. È una situazione brutta, strana, che mai mi sarei aspettata. E io, come al solito, non so che fare; tolta un peso, ne prende il posto uno forse più grande. La sincerità fa male.

    Ma io mi prendo tempo. So che non posso resistere molto. Mi rigetterò ai suoi piedi come ho sempre fatto, e comincerò anch’io a far finta che niente sia successo...e farà ancora più schifo di prima, ancora più schifo di ora. E allora aspetterò ancora e ancora e ancora, aspetterò il momento in cui passerà, in cui tornerà ad essere solo e soltanto il mio migliore amico. Aspetterò il momento in cui pensare alla sua ragazza non mi farà più infuriare. Aspetterò il momento giusto. Come dice la canzone cucita perfettamente su di me: as long as i’m living i’ll be waiting, as long as i’m breathing i’ll be there, whenever you call me i’ll be waiting, whenever you need me i’ll be there.

     

    Però, intanto, vorrei solo fargli sapere che spero tanto, tanto tanto che lui trovi, nella sua vita, una persona che provi per lui le stesse grandi, immense cose che ho provato io per lui, e che le provi con la stessa dedizione e lo stesso amore e la stessa cura e la stessa forza e lo stesso entusiasmo e lo stesso rispetto con cui le ho provate io. Sarebbe davvero, davvero fortunato.